Xin Liu. EXHAUST
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, in collaborazione con K11 Art Foundation Hong Kong, presenta EXHAUST, la prima mostra personale in Italia dell’artista cinese Xin Liu, residente a Londra, con la consulenza curatoriale di Hans Ulrich Obrist. La pratica di Liu esamina le conseguenze delle aspirazioni tecnologiche e scientifiche, osservando i detriti e i residui che si accumulano nei luoghi del progresso. Sottoprodotto dell’industria, l’“exhaust” viene rivalutato come elemento generativo, esplorato attraverso progetti di ricerca che spaziano dalle frontiere della genetica e della criogenia all’imaging satellitare e alla ricerca spaziale, fino all’ingegneria delle bioplastiche e all’Antropocene. Nel loro insieme, le opere di Liu formano una costellazione di mondi metabolici – una traiettoria di ricerca che l’artista definisce “Metabolismo Cosmico” (Cosmic Metabolism).
Riunendo una selezione di nuove produzioni e opere recenti, EXHAUST traccia il modo in cui l’aspirazione umana si trasforma e decade, contribuendo ai cicli materiali microscopici e astronomici. Tre opere chiave strutturano questa indagine: The White Stone (2021), The Map: Karamay (2026) e The Lab (2026). Nel complesso, la mostra mappa la trasformazione dei paesaggi interplanetari e terrestri, studiando, nei diversi ambiti della ricerca scientifica, la monumentalità, la degradazione e la produzione accelerata di residui.
The White Stone è un film di venti minuti che immagina una storia ambientata nel futuro, seguendo una voce narrante che va alla ricerca di detriti di razzi, chiamati “pietre bianche”, tra deserti aridi e villaggi remoti. Girato nel 2021 in quattro province della Cina occidentale, Liu ha guidato una missione di recupero parallela a quella del film, documentando vasti paesaggi disabitati e rintracciando i frammenti di razzi caduti prima che le autorità governative potessero recuperarli e rimuoverli. Intrecciando suono, performance, ricostruzione narrativa e ricerca site-specific, il film invita il pubblico a esaminare il ciclo di vita delle tecnologie, dall’aspirazione all’obsolescenza, rivelando storie e geografie di estrazione e scomparsa.
Cresciuta in una città petrolifera dipendente dalle risorse a Karamay, nello Xinjiang (克拉瑪依), il senso di casa di Liu è stato plasmato dall’impermanenza dei materiali estrattivi. Durante il viaggio di ricerca per The White Stone, Liu e la sua troupe hanno incontrato un’altra città petrolifera nel Qinghai, Leng Hu Zhen (冷湖鎮), in uno stato di quasi abbandono. La sua desolazione rifletteva quello che l’artista percepisce come il futuro inevitabile della propria città natale. Da questo incontro nasce The Map: Karamay, un grande arazzo in Vivomer intrecciato, una bioplastica ricavata da biomassa di scarto, qui presentata in fase di degradazione. La struttura reticolare dell’opera mappa meticolosamente Karamay, immaginando il futuro della città come un terreno vivente modellato da degrado, erosione e tempo.
The Lab funziona come archivio operativo del progetto: una costellazione di testi di ricerca, diagrammi, immagini di campo e riferimenti che tracciano storie di metabolismo ed erosione. Modellini in corso d’opera e test sui materiali dimostrano le caratteristiche uniche del Vivomer, mentre un’installazione presenta un prototipo materiale in fase attiva di degradazione nel suolo. In tutta la mostra, la monumentalità diventa una questione di fallimento e decadimento piuttosto che di progresso e conservazione. Liu ridefinisce l’“exhaust” come un residuo generativo anziché un punto finale, un sottoprodotto riciclato in un continuo processo di trasformazione metabolica.
Xin Liu (nata nello Xinjiang, Cina) è la prima vincitrice del K11 Art Foundation Artist Prize, lanciato nel 2024. È un’artista e ingegnera multidisciplinare che crea sculture, esperienze digitali e film in cui compaiono macchinari, materiale genetico, petrolio e detriti di razzi, per esplorare la verticalità dello spazio, le esplorazioni extraterrestri e il metabolismo cosmico. Liu ha guidato e lanciato con successo due payload sulla Stazione Spaziale Internazionale e un payload suborbitale a bordo del sistema New Shepard di Blue Origin, oltre ad aver partecipato a tre voli parabolici.
Liu dirige l’area creativa e culturale di Episteme, un nuovo istituto di ricerca scientifica. È stata artista in residenza presso il SETI Institute, Visiting Fellow a Cornell Tech e curatrice fondatrice del programma artistico della Space Exploration Initiative al MIT Media Lab. Il suo lavoro è stato esposto alla Shanghai Biennale, Thailand Biennale, M+ Museum, Yuz Museum, MoMA PS1, MAXXI Roma, Sundance Film Festival, Ars Electronica, Onassis Foundation e Sapporo International Art Festival, tra gli altri.
