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Ludovica Carbotta e Capriccio2000, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo – Gran Tour Contemporaneo

lunedì 15 aprile @ 12:00 - domenica 6 ottobre @ 19:00

 Ludovica Carbotta. Monowe

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta la personale di Ludovica Carbotta (Torino, 1982). L’esposizione è incentrata su Monowe, un progetto evolutivo, in corso dal 2016, che vede l’artista impegnata nella concezione e costruzione di una città ideale, un modello urbanistico creato per un solo individuo. Tramite una pluralità di mezzi espressivi, scultura, installazione, documenti, opere sonore e azioni performative, Carbotta dà forma a un organismo in divenire, in cui le dimensioni della finzione e della realtà coesistono in un rapporto dialettico.
Il progetto si nutre di diverse fonti di ispirazione, letteratura utopistica e fantascientifica, teorie architettoniche e analisi sociologiche, per produrre una riflessione sofisticata sulla condizione di isolamento del soggetto contemporaneo, vista come effetto di dinamiche esterne o come strategia di auto-tutela, lascito di un passato catastrofico o opportunità di sopravvivenza futura.
Fino ad ora la città di Monowe si è sempre presentata per episodi, per frammenti architettonici, elementi identificati con specifiche funzioni, quali la porta di accesso, la fabbrica, il museo, la torre di guardia. In quanto istituzioni questi elementi mettono in gioco una dimensione d’uso sociale che lo statuto monadico dell’abitante mette in crisi, offrendo l’opportunità di analizzare in astratto le norme e convenzioni rese obsolete dalla sparizione della collettività.
In occasione della mostra in Fondazione il progetto Monowe si presenta per la prima volta in una visione d’insieme, dove i singoli frammenti si compongono, temporaneamente, in un tessuto di relazioni e funzioni complementari. Ricompare il museo (The City Museum, 2016), luogo di una memoria che è materia viva, al centro di un processo di costante elaborazione, sedimentazione e rinegoziazione. Appare il frammento di un nuovo edificio, il Tribunale (2019), materializzazione della colpa e del giudizio, palcoscenico in cui si svolge il processo surreale al concetto stesso di giustizia, che vede collassare tutti i ruoli in uno, accusato e accusatore, testimone e giudice.
Come in una carrellata all’indietro, queste strutture architettoniche sono ricomprese in un modello urbanistico, che riduce la scala degli elementi per ampliare la prospettiva. Questa dinamica si offre come nuovo punto d’accesso sul progetto nel suo insieme, sulla sua logica al contempo retrospettiva e prospettiva, analitica e costruttiva, concreta e fittizia.

Il progetto Monowe è stato realizzato in collaborazione con il collettivo di architetti Orizzontale.

La mostra rientra nell’ambito di Grand Tour Contemporaneo, programma di mostre ed eventi dedicati all’arte contemporanea italiana promosso dal Comitato Fondazioni Arte Contemporanea.

Capriccio 2000. Mostra Conclusiva della Residenza per Giovani Curatori

Artisti in mostra: Dafne Boggeri, Caterina De Nicola, Andrea De Stefani, Lorenza Longhi, Andrea Magnani, Michele Rizzo, Giuliana Rosso

A cura di Rosa Tyhurst, Jeppe Ugelvig, Hannah Zafiropoulos
Residenza a cura di Lucrezia Calabrò Visconti

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta la mostra Capriccio 2000. Visitabile dal 15 aprile al 25 settembre 2019, la mostra conclude la tredicesima edizione della Residenza per giovani curatori. I tre curatori selezionati per questa edizione sono Rosa Tyhurst, Jeppe Ugelvig, Hannah Zafiropoulos.

In musica, per capriccio si intende una composizione di forma varia e libera rispetto al ritmo e allo stile. In pittura, il termine fa riferimento a fantasie architettoniche in cui coesistono edifici e rovine archeologiche di matrici geografiche e temporali diverse, riunite a formare paesaggi fittizi eppure al tempo stesso plausibili. A partire da queste sfumature di significato, la mostra Capriccio 2000 attraversa l’insieme delle culture della musica dance elettronica nell’Italia al volgere del nuovo millennio – particolarmente il genere hardcore – proponendone un paesaggio sensoriale: uno scenario composto di tinte al neon, gestualità ritualizzate e corpi indolenti, disseminati tra i detriti della vita suburbana.

Sono svariati gli esempi di culture legate al clubbing e ai rave che in passato sono state canonizzate come spazi di resistenza. L’arrivo dell’hardcore negli anni ‘90 introduce invece un’estetica assai più nebulosa e nichilista. Strettamente legato al consumo di massa fin dai suoi esordi, l’hardcore è ben presto diventato uno dei linguaggi musicali più popolari dei primi anni 2000, diffondendosi capillarmente tra le varie scene giovanili di tutta Europa. Considerato dai più un genere dalle scarse pretese intellettuali e per lo più folcloristico, l’hardcore è espressione di un momento culturale del tutto peculiare scaturito da geografie europee spesso ignorate.

Focalizzandosi sulle periferie — percorrendo idealmente un’autostrada che dal torinese porta ai quartieri suburbani di Roma, attraversando Bergamo e Brescia – la mostra si relaziona con la cultura giovanile propria dei paesaggi post-industriali italiani. Tali spazi non centralizzati arrivarono a sviluppare la cultura dominante di quel periodo, sotto l’influenza di tendenze che venivano filtrate dalle città del nord Europa per sviluppare al contempo linguaggi locali distintivi e idiosincratici.

All’interno della mostra il concetto di capriccio è adottato come metodo di assemblaggio creativo di vari elementi, scelti per le loro qualità estetiche e sensibilità impressionistiche, piuttosto che per la loro pretesa di rappresentare una verità. Ripreso dal titolo dell’installazione di uno degli artisti in mostra, Andrea De Stefani, Capriccio 2000 abbraccia una diversità di approcci e metodologie, dall’incontro diretto con storie proprie della musica dance elettronica nel lavoro di Michele Rizzo, ai paesaggi più astratti ed evocativi dell’opera video di Dafne Boggeri LIANE, fino alla gioventù abulica e svogliata ritratta negli intimi dipinti di Giuliana Rosso.

Attraverso il vocabolario visivo di una generazione di artisti Italiani attivi oggi in Italia e in Europa, il progetto espositivo esplora come topoi culturali e simboli si svuotino e mutino di significato attraverso il tempo e lo spazio, riecheggiando per colori, ritmi e materialità. Concepito con un insieme immersivo, il percorso espositivo mette in primo piano l’esperienza sensoriale per incarnare l’umore e lo spirito distintivi di quel periodo storico.

La mostra segna anche il lancio di una pubblicazione, concepita come un’antologia che riunisce testi poco conosciuti sulle culture della musica dance elettronica in Italia e in Europa. La pubblicazione, progettata da Studio Temp, include contributi di Federico Chiari, Riccardo Balli, Valerio Mattioli e Alberto Guerrini (Gabber Eleganza), unitamente a quelli degli artisti in mostra.

La mostra rientra nell’ambito di Grand Tour Contemporaneo, programma di mostre ed eventi dedicati all’arte contemporanea italiana promosso dal Comitato Fondazioni Arte Contemporanea.

Residenza per giovani curatori
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo promuove da tredici anni il programma di residenze per giovani curatori, dal 2018 coordinata da Lucrezia Calabrò Visconti. Il progetto si pone il duplice obiettivo di sviluppare le capacità professionali e intellettuali di giovani curatori e quello di promuovere l’arte contemporanea italiana in ambito internazionale. Se dal punto di vista immediato l’iniziativa risulta quale laboratorio sperimentale per le pratiche curatoriali, il contatto di professionisti internazionali con giovani artisti in Italia ha lo scopo di creare un network che diffonda la conoscenza della scena artistica italiane in maniera indiretta. La residenza si pone come trait d’union tra la fine del percorso educativo e l’ingresso nel mondo della professione ed è strutturata come attività didattica semi-autonoma con una serie di incontri formativi e di attività di supporto. La residenza è organizzata con il sostegno della Compagnia di San Paolo. La residenza dura tre mesi e si conclude con una mostra di artisti italiani presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Il programma della residenza è formulato al fine di agevolare la ricerca della scena artistica italiana. La preparazione della mostra è preceduta da incontri con artisti e galleristi, dallo studio di materiale bibliografico, da viaggi e visite a musei di Milano, Venezia, Roma, Bologna, Napoli, Palermo, oltre che a collezioni private.

 

 

Dettagli

Inizio:
lunedì 15 aprile @ 12:00
Fine:
domenica 6 ottobre @ 19:00